Come Investire in Oro

Anche i meno attenti sul fronte finanziario avranno notato come le quotazioni dei futures sui lingotti siano cresciuti nelle ultime settimane con ritmi davvero sorprendenti. La motivazione di questo boom delle quotazioni è abbastanza semplice: in tempi di crisi, investire nell’oro è un atteggiamento piuttosto comune; la domanda conseguente fa schizzare verso l’alto l’apprezzamento dei relativi futures e, di conseguenza, inasprisce le quotazioni del metallo prezioso. Ma in futuro cosa accadrà?

Prima di correre verso la propria piattaforma di trading online e porre in essere nuove operazioni di investimento nell’oro, è infatti bene cercare di comprendere quali saranno gli sviluppi delle quotazioni del metallo prezioso.

Secondo la maggior parte degli analisti, è altamente probabile che la quotazione dell’oro possa continuare nel suo percorso al rialzo. L’economia europea, e quella americana, sono ancora oggi in grandissime difficoltà, e una loro uscita dalle criticità non è al momento preventivabile nel breve termine.

Inoltre, ora che la Banca Nazionale Svizzera ha fissato un cambio minimo della propria valuta contro l’euro, un altro bene rifugio per eccelleza (appunto, il franco svizzero), sembra aver diminuito il suo appeal.

Insomma, la corsa ai metalli preziosi (occhio anche all’argento) potrebbe continuare anche nei prossimi mesi.

Investire in Bot – Consigli Utili

 

L’investimento nei titoli di Stato, approdo tradizionalmente sicuro per i nostri risparmi, è veramente conveniente per le tasche degli italiani? Cerchiamo di capire quanto rende sottoscrivere un Bot, e quale possa essere l’esito di un confronto con un conto di deposito online, o con un prodotto di risparmio e di investimento a basso rischio e basso rendimento, come ad esempio la sottoscrizione di quote di fondi comuni di investimento basati sugli stessi titoli.

 

Il rendimento dei Bot

Quanto rendono i Bot? Il nostro riferimento è quello della più recente asta per i Bot trimestrali e semestrali, mentre per la scadenza annuale la successiva asta è prevista per il prossimo 15 aprile. Il rendimento lordo semplice di un Bot trimestrale è stato pari a 1,038 punti percentuali per l’asta del 15 marzo 2011, mentre per quanto concerne i Bot semestrali, l’esito dell’asta del 30 marzo 2011 è stato pari a 1,396 punti percentuali.

 

Il confronto con un conto deposito

Rispetto a un conto deposito non vincolato, il Bot ha una minore capacità di trasformarsi in liquidità, visto che occorrerà attendere la scadenza dell’investimento per poter entrare nuovamente in possesso del capitale sottoscritto. Le somme sul conto deposito non vincolato sono invece immediatamente utilizzabili, e prevedono la corresponsione di un tasso di interesse creditore lordo che in molti casi si avvicina o supera quello dei titoli di Stato. Le società bancarie che offrono tali prodotti di risparmio sono inoltre aderenti al Fondo nazionale di garanzia dei depositi, offrendo pertanto le adeguate cautele in caso di crisi dell’istituto.

 

Il confronto con i fondi di investimento monetario

I fondi comuni di investimento basati su titoli a brevissimo termine nell’ambito dei titoli di Stato, cercano di replicare e di superare i rendimenti offerti dai titoli stessi acquistabili singolarmente. Chi acquista le quote di tali fondi comuni ottiene pertanto dei rendimenti che si avvicinano molto a quelli dei Bot, pur potendo contare, come nel caso di un conto deposito, su un grado di liquidità maggiore, poichè la somma oggetto di disinvestimento del fondo diventa utilizzabile nell’arco di pochi giorni lavorativi.

Come Guadagnare con i Btp

Il livello di solvibilità dell’Italia sta migliorando e, pertanto, anche gli investitori più timorosi stanno ora riprendendo in considerazione l’idea di acquistare Btp, i titoli di Stato a lungo termine, il cui spread (cioè, il differenziale di rendimento) nei confronti degli equivalenti titoli tedeschi sta continuando a diminuire, fino a scendere al di sotto della soglia dei 300 punti base.

A dispetto delle difficoltà internazionali, infatti, i titoli governativi italiani hanno battuto qualsiasi ipotesi di investimento, anche non equivalente. Si pensi alla performance dell’oro, che ha conseguito un rally importantissimo, o i principali e più appetibili bond su scala mondiale. Niente ha potuto sconfiggere il rendimento dei Btp a 10 anni, che hanno toccato tassi di redditività del 18,7%, contro il 15,5% del petrolio, il 9,2% del rame. Meglio dei Btp hanno fatto solo i prodotti legati all’argento (20,4%).

Ma come comportarsi in questo rinnovato scenario di euforia sui titoli di Stato italiani? Ecco quattro distinti profili comportamentali, con le conseguenze di investimento:

Acquistare ancora? La prima delle quattro strategie evolutive nell’attuale scenario è quella preferita dai “cassettisti”. Ovvero, acquistare ancora, mettere i titoli nel portafoglio, “dimenticarsi” del suo andamento durante il periodo di vigenza dello strumento, e prepararsi a incassare le cedole, senza farsi influenzare dalle oscillazioni di mercato. Chi pertanto appartiene a questa folta schiera di risparmiatori non può far altro che comprare ancora, evitando di vendere se si ha una vera ottica di lungo termine. Le cedole sono d’altronde piuttosto interessanti, visto e considerato che i rendimenti hanno toccato tassi periodi del 6%.

Tenere i titoli in portafoglio? Chi ha acquistato i Btp quando i loro prezzi erano ai massimi livelli, è dinanzi a un bivio: mantenere ancora i titoli in portafoglio per evitare le perdite, o sbarazzarsi di un investimento non ottimizzante e “ripartire” con altri strumenti? Il consiglio è in questo caso legato al primo comportamento: meglio tenere duro, mantenere i titoli in portafoglio e attendere tempi migliori.

Vendere e acquistare Bot? Contrariamente all’ipotesi di cui sopra, relativa a chi i Btp li ha comprati nel momento peggiore, i più fortunati (o i più lungimiranti) sono sicuramente stati quegli investitori che hanno acquistato i Btp nel novembre, quando i loro prezzi erano ai minimi storici. Tali risparmiatori hanno infatti consolidato un rendimento che sfiora oggi il 20%: considerato che le prospettive sul debito italiano rimangono positive, i gestori consigliano di prendere in seria considerazione la vendita del titolo a lungo termine, diversificando con l’acquisto di titoli a breve.

Attendere ancora? Chi non appartiene a nessuna delle due categorie di fortunati o di meno accorti, rientra probabilmente nella schiera di investitori che ha atteso (troppo) l’arrivo di tempi migliori, e oggi rimpiange l’assenza di serie opportunità di guadagno sui titoli di debito a lungo termine. Che fare dunque? A nostro giudizio, l’ipotesi legata all’acquisto odierno di Btp italiani rimane fortemente valida. E’ certo che i rendimenti record recentemente toccati non torneranno più, ma il tasso di redditività offerto dagli strumenti del Tesoro rimangono, a nostra opinione, piuttosto interessanti.

Molto interessante.

Come Leggere Indici di Borsa

Che cosa è l’indice di Borsa e come è possibile “leggerlo” correttamente, ottenendo da tale indicatore statistico le principali informazioni sul suo andamento? Cerchiamo di comprendere come è costruito un indice borsistico e come viene influenzato il proprio trend, con particolare riferimento all’indice che, nelle nostre analisi quotidiane, cerchiamo di evidenziare con riferimento alla Borsa italiana: FTSE MIB, sicuramente il più significativo indicatore di Piazza Affari.
Cosa è l’indice di Borsa

Borsa italiana
L’indice di Borsa è il risultato sintetico dell’andamento di un paniere di titoli sottostanti. Nel nostro esempio, FTSE MIB è un indice composto da un paniere di titoli azionari, nella fattispecie rappresentati dalle 40 società italiane a maggiore capitalizzazione, quotate nei mercati regolamentati gestiti dalla Borsa italiana. Il suo trend, come vedremo tra poche righe, è quindi condizionato dall’andamento dei titoli sottostanti.
Il calcolo dell’indice di Borsa

Borsa italiana
Calcolare l’indice di Borsa non è difficile, ma occorre capire come sono pesati i titoli che compongono il paniere sottostante. Tre sono le metodologie principali: con la prima, ogni titolo ha un peso uguale all’altro, e non ha alcuna influenza la capitalizzazione societaria; con la seconda, il peso di ogni titolo dipende invece dal proprio prezzo; con la terza, invece, il peso è pari alla capitalizzazione di Borsa, ponderato con alcuni elementi di rettifica (es. in caso di gruppi).
L’andamento dell’indice di Borsa

Borsa italiana
Come conseguenza di quanto sopra, l’andamento dell’indice di Borsa sarà influenzato dall’andamento dei titoli sottostanti, che condizioneranno l’indicatore sulla base del peso ponderato all’interno del paniere. Può cioè capitare che l’andamento negativo di un singolo settore (ad esempio quello bancario) possa condizionare al ribasso l’intero indice, o viceversa.

Carta di Credito e Carta di Debito – Differenze

Quanto confusione sull’argomento, molti credono che siano la stessa cosa. A guardarle sono uguali, plastificate e con il logo di un istituto finanziario. Hanno un chip, si utilizzano allo stesso modo, e vengono accettate dallo stesso circuito. Entrambe offrono dei vantaggi, e la scelte tra le due dipende dalle singole esigenze.
Ma allora quali sono le differenze?

La principale differenza tra una carta di credito ed una carta di debito è la modalità con cui viene prelevato il denaro dal tuo conto, come e quando avviene l’addebito.

Quando utilizziamo una carta di debito facciamo un pagamento in contanti, ma elettronico. L’addebito sul conto avviene immediatamente, senza che noi entriamo in contatto con soldi contanti.
Vediamola così, con la carta di debito è come avere soldi contanti ridotti ad un supporto plastificato.

Se parliamo di circuito Pagobancomat parliamo di pagamenti con carta di debito. Così anche per i circuito Cirrus/Maestro (che si appoggia al circuito Cirrus, un network interbancario internazionale), Postamat (il circuito postale), Mastercard, Visa, Visa Electron. Sono questi i principali circuiti.

La carta di credito è diversa per il fatto che l’addebito non avviene subito, ma il mese successivo o oltre. Pagando con carta di credito ottieni un prestito momentaneo della banca, che anticipa la somma.
Un vantaggio della carta di credito è la possibilità di pagare per un ammontare totale mensile che superi le nostre disponibilità. In questo caso cè un limite di prelievo (credito) mensile che generalmente si aggira sulle 1.000-1.500 €, ed è una cifra che si può accordare con chi rilascia la carta. Qualora spendessimo per un ammontare che va oltre quello che abbiamo sul conto, dovremmo assolutamente depositare la somma spesa in più entro la fine del mese successivo.

I principali circuiti delle carte di credito sono Visa, American Express, MasterCard, Dinners Club.

Un’altra differenza sta nel fatto che l’utilizzo della carta di debito richiede sempre la digitazione del codice unico PIN, mentre pagando con carta di credito è sufficiente una firma.