Cosa Sono i Fondi ETF

ETF è un acronimo che sta per Exchange-Traded Fund, termine che identifica una tipologia particolare di fondo d’investimento a gestione passiva, che però viene negoziato in Borsa come se fosse un titolo azionario. Gli ETF hanno quindi una doppia funzione: quella di azione e quella di fondo comune: possono essere scambiati in ogni momento sul mercato in base a disposizioni, ma hanno anche il vantaggio dei fondi comuni, cioè di permettere la diversificazione. Gli ETF sono più o meno liquidi come le azioni e sono indicizzati come i fondi di investimento.

Acquistando un ETF significa in parte acquistare un portafoglio azionario che comprende le azioni che compongono l’indice di riferimento. Il tutto senza il bisogno di impiegare forti capitali e di adottare delle particolari strategie di investimento indicizzate simili a quelle degli investitori istituzionali.

Il gestore di un ETF non farà nessuna operazione di “gestione attiva”. Si limiterà a replicare fedelmente le eventuali modifiche che dovessero essere apportate all’indice. Chi investe in un ETF sa quindi perfettamente cosa sta comprando.

I primi ETF sono stati sviluppati dall’ Amex (l’ American Stock Exchange) ed i piu’ scambiati riguardano proprio gli indici americani .

Swap in Valute – Cosa Significa

Gli swap in valuta (swap = scambio) sono strumenti finanziari essenziali utilizzati da banche, multinazionali e investitori istituzionali. Anche se questo tipo di swap funzionano in maniera simile agli interest rate swap e agli equity swap, ci sono alcune qualità fondamentali importanti che fanno dei currency swap degli strumenti unici e quindi leggermente più complicati.

Lo swap di valute è un contratto stipulato da due controparti che si scambiano nel corso del tempo un flusso di pagamenti denominati in valute diverse. Si pone quale scambio iniziale tra le parti una somma denominata in una valuta e nel mentre si stabilisce uno scambio di eguale ammontare, ma con segno opposto, a una data futura prestabilita nel contratto.

Facciamo un esempio per mostrarvi qual è lo scopo del currency swap:

Una società multinazionale americana (la società A) potrebbe voler espandere le sue operazioni in Brasile. Allo stesso tempo, una società brasiliana (società B) è in cerca di un ingresso nel mercato statunitense. I problemi finanziari che la società A deve in genere affrontare derivano dalla mancanza di volontà delle banche brasiliane di estendere i prestiti alle società internazionali. Pertanto, al fine di prendere un prestito in Brasile, la società A potrebbe essere oggetto di un elevato tasso di interesse del 10%. Allo stesso modo, la società B non sarà in grado di ottenere un prestito con un tasso di interesse favorevole nel mercato statunitense. L’azienda brasiliana può solo ottenere credito al 9% minimo.

Mentre il costo del denaro nel mercato internazionale è irragionevolmente alto, entrambe le società hanno un vantaggio competitivo per contrarre mutui presso le loro banche nazionali.

Quindi la società A potrebbe ipoteticamente richiedere un prestito da una banca americana del 4% e la società B potrebbe prendere in prestito dalla sua banca locale al 5%.

Sulla base di vantaggi competitivi delle imprese nei loro mercati nazionali, la società A prenderà in prestito i fondi che la società B ha bisogno in una banca americana, mentre la società B prende in prestito i fondi che la società A avrà bisogno attraverso una banca brasiliana. Entrambe le società hanno effettivamente preso un prestito per l’altra società. I prestiti sono poi scambiati tra società.

Cosa Sono gli ETF

Per ETF si intende un Exchange Traded Fund, cioè un fondo di investimento che, contrariamente ai tradizionali fondi comuni di investimento, è negoziabile nei mercati regolamentati di Borsa italiana, esattamente nello stesso modo con cui è possibile effettuare operazioni di compravendita di titoli azionari. L’obiettivo dell’ETF è la replica dell’indice benchmark al quale si riferisce il fondo, mediante una gestione passiva dello stesso fondo.

Sottoscrivendo un ETF è pertanto possibile entrare in possesso di uno strumento finanziario piuttosto particolare, che permette di diversificare il rischio attraverso il contemporaneo investimento in più strumenti finanziari in esso contenuti.

Inoltre, grazie all’ETF
si possono assumere posizioni multiple (investendo in più titoli) con un unico contratto di impiego
si può risparmiare sulle commissioni: la gestione di un ETF presenta infatti degli oneri piuttosto competitivi, in grado di “alleggerire” il portafoglio dalle spese periodicamente necessarie per il mantenimento delle posizioni
ottenere dividendi, qualora l’ETF lo preveda, esattamente come nel caso di fondi comuni di investimento con profili obbligazionari
incrementare la propria serenità, segli ETF sono dei Sicav emessi da OICR, potranno godere della separazione del patrimonio rispetto a quello della società di gestione, sollevando il sottoscrittore dell’ETF dal rischio di insolvenza del gestore stesso

L’ETF è soggetto a ritenuta fiscale sui redditi che derivano dall’ETF stesso, con trattenuta che verrà operata mediante l’attività dell’intermediario.

Non è inoltre necessario riportare i proventi nelle dichiarazioni dei redditi.

Gli ETF si chiamano strutturati quando si tratta di fondi o Sicav negoziabili in tempo reale, esattamente come delle azioni.

Come Scegliere Gestore dei Risparmi

Risulta essere ora di decidere a chi affidare i nostri risparmi. Una scelta fondamentale. Possiamo dedicare le nostre energie a tenere sotto controllo la situazione finanziaria e il nostro prezioso tempo a valutare le migliori scelte d’investimento. Ma se poi ci rivolgiamo all’intermediario sbagliato, questi sforzi si rivelano inutili.

Al contrario, se la persona e l’istituzione cui ci siamo rivolti sono affidabili, competenti e capaci di interpretare correttamente i nostri bisogni, il più è fatto.

La scelta dell’intermediario è insomma, di quelle fondamentali.

Evitare di scegliere a occhi chiusi o solo in base alla comodità. Secondo le stime dell’Adusbef, la principale associazione di tutela dei risparmiatori, negli ultimi dieci anni 200 mila risparmiatori sono stati coinvolti in dissesti finanziari, rimettendoci complessivamente 5 mila miliardi. Ma il rischio maggiore non è quello delle truffe, casi isolati e sempre più rari da quando, con la legge 1/91 e il successivo “Testo unico della finanza”, l’intermediazione finanziaria in Italia è stata strettamente regolata. Bensì quello di ritrovarsi con intermediari inefficienti, incompetenti o più attenti ai propri interessi che non a quelli del cliente.

La banca

Risulta essere l’ intermediario più tradizionale. Ogni agenzia ha il suo funzionario addetto all’ufficio titoli. Dal punto di vista della sicurezza è la controparte più affidabile. Sotto il controllo della Banca d’Italia, oltre che della Consob e regolate da parametri rigidi, in termini di solidità patrimoniale, le banche in Italia non possono fallire.

L’altra faccia della medaglia è l’efficienza. Vissute fino a pochi anni fa in un regime di quasi monopolio nel mercato del risparmio, le banche offrono un servizio che spesso lascia a desiderare. Non è raro trovare addetti poco preparati, strutture inadeguate e, soprattutto, vedersi raccomandare quei prodotti (come obbligazioni, certificati di deposito, gestioni patrimoniali e fondi fatti in casa) che rappresentano la migliore opportunità di reddito soprattutto per la banca stessa.

La Società d’intermediazione

Con il nome di Sim, società d’intermediazione mobiliare, è designata qualunque società autorizzata in Italia a raccogliere o gestire il risparmio del pubblico. L’Albo delle Sim autorizzate è tenuto dalla Consob. Se si hanno dei dubbi, meglio consultarlo.

Il Promotore Finanziario

Per la distribuzione al pubblico di prodotti finanziari, le Banche e le Sim si avvalgono dei Promotori Finanziari, che sono gli unici professionisti, oltre ai dipendenti bancari (esclusivamente nell’ambito della Banca) e agli Agenti delle assicurazioni (per i prodotti assicurativi) autorizzati a raccogliere il risparmio.

Sono i professionisti della vendita di prodotti finanziari. Sono generalmente più preparati e motivati dei loro colleghi bancari. Anche perché di solito non sono dipendenti, ma guadagnano in relazione al numero di clienti e al volume d’affari. I Promotori devono superare un severo esame di Stato per essere iscritti nell’albo di categoria.

Devono portare con loro, e mostrare ai potenziali clienti, la lettera di incarico ricevuta dalla Banca o Sim per conto della quale operano.

Tutto chiaro?

È facile porsi la domanda: “Mi posso fidare?”. La risposta è sì, a patto di seguire qualche semplice regola. Basta poco per avviare un rapporto soddisfacente con l’intermediario e per mettersi al riparo da brutte sorprese.

A chi consegnare il denaro. Innanzitutto verifichiamo che chi ci propone l’investimento sia autorizzato a farlo. Ricordiamo che le società se non sono Banche, devono essere iscritte all’ Albo delle Sim. Lo stesso vale per l’intermediario in carne e ossa: deve essere un Promotore Finanziario o un Agente Assicurativo. Nel caso dei bancari, il problema non si pone, in quanto possono operare soltanto all’interno della Banca per cui lavorano.

Non esistono alti rendimenti garantiti
Diffidare di chi promette rendimenti più alti rispetto a quelli correnti dei titoli di Stato. Per avere guadagni superiori, si deve correre un rischio superiore, dunque niente di garantito.

Leggere, meditare e poi decidere
Chi propone un prodotto finanziario, deve consegnare il prospetto informativo. Facciamoci spiegare le diverse voci. E se è il caso, meditiamoci qualche giorno con la dovuta calma.
È un documento di legge, che contiene tutte le informazioni necessarie a valutare caratteristiche, rischi e prospettive dell’investimento. Evitiamo di firmare un contratto se non abbiamo compreso tutte le clausole. Alla larga da coloro che mettono fretta!

Ricordiamoci infine, di non effettuare pagamenti a favore del promotore, il quale, per la sicurezza sua e dei suoi clienti, in nessun caso può maneggiare e quindi accettare denaro contante, ma solo assegni bancari o circolari muniti della clausola di non trasferibilità. Gli Assegni o bonifici, invece, vanno intestati alla Società d’intermediazione, alla Compagnia di Assicurazione o alla Banca.

Asset Allocation – Cosa Significa

Asset allocation significa letteralmente la locazione delle attività.

Un’analisi di Ibbotson Associates di Chicago indica che i fattori che spiegano il rendimento ottenuto da un portafoglio di strumenti finanziari è dovuto all’asset allocation iniziale per il 91,5%, alla selezione dei singoli titoli (stock picking) per il 4,6%, alla scelta del momento più opportuno d’acquisto (market timing) per l’1,8% ed altri fattori residuali per il 2,1%.

L’asset allocation è la ripartizione del proprio portafoglio (il capitale) tra i diversi strumenti finanziari (azioni, obbligazioni, liquidità) e i mercati delle diverse aree geografiche internazionali.

Infatti, decisa l’allocazione tra strumenti azionari e obbligazionari del proprio capitale, bisogna scegliere la corretta diversificazione tra i mercati azionari e obbligazionari del mondo.

Nella diversificazione della quota di capitale destinata all’investimento azionario si possono acquistare quote di fondi comuni azionari delle diverse aree geografiche internazionali; per la parte destinata al mercato obbligazionario bisogna tenere conto della valuta e della duration dei titoli che si vogliono tenere in portafoglio, i fondi obbligazionari sono un buono strumento per chi non ha capitali consistenti, per chi ha le conoscenze e la possibilità di permettersi una buona diversificazione, una gestione personale è sicuramente più economica.

L’operazione di asset allocation deve essere continuamente rivista periodicamente per due motivi:

Nel tempo i diversi investimenti sicuramente avranno rendimenti diversi, nel lungo periodo si presuppone che l’investimento azionario si rivaluterà di più di quello obbligazionario incidendo sulle percentuali iniziali di divisione del capitale tra azioni e obbligazioni. In questo caso bisogna riequilibrare l’investimento alla propria propensione al rischio decisa inizialmente.

In un’ottica di diversificazione tra i diversi mercati internazionali dovranno essere riviste con una certa periodicità le scelte iniziali , in quanto possono essere venute a meno le condizioni che avevano portato all’inserimento nel portafoglio di alcuni mercati; in particolare potrebbero venire a meno le condizioni che ritenevamo favorevoli in un’ottica di ottimizzazione del nostro portafoglio.

Partecipando ad una gestione patrimoniale in fondi l’asset allocation è il valore aggiunto del servizio rispetto all’acquisto diretto di quote di diversi fondi comuni d’investimento